martedì 13 febbraio 2007

i baci sulle Mani

Ciao, come stai?
Ti telefono poche volte perché il tuo silenzio al di là del filo mi imbarazza e, la paura di farti male, con le mie pause, blocca le dita che si chiudono strette nei palmi delle mani, ciondoloni lungo i fianchi. Divento un palo, di fronte al telefono. Lascio passare qualche minuto buono, poi mi volto veloce e di solito corro in strada, dove c’è Diego che mi aspetta, per andare a fare due tiri al pallone.
Tutti i fine settimana o, almeno, quasi tutti. E il gesto rasserena la mia coscienza, allevia il peso del rimorso, pulisce un po’ lo sporco dell’anima.
Tu, lo sporco, me lo lavavi via da magliette e jeans, quando tornavo dalle mie incursioni pomeridiane, dai miei essere sceriffo in cortile, distruggendomi gli abiti a combattere con gli indiani: “Vame a pje al savun”…e io correvo e tornavo con le mani cariche di scaglie profumate di Marsiglia e tranquillità del precena.
Io ti vedo: piegata con i riccioli scomposti sulla fronte a fregar le stoffe e a fregare me di sorpresa quando, con un cenno del mento, indicavi il vassoio sulla mensola dell’entrata. E, sopra ad un fazzoletto a scacchi bianchi e marroni, il pane a fette più buono del mondo.
Non l’ho mangiata più, una cosa così.
Dopo poco tempo, neanche tu saresti stata più capace di farla.
E io mi ostinavo a dire alla mamma che ti bastava alzarti dalla sedia su cui stavi a fissare il vuoto, prendere le cosette che servivano e preparare le cosette che volevo mangiare. Ma la mamma scuoteva la testa, mentre le si riempivano gli occhi di lacrime. E tu continuavi a guardare il vuoto.
Dove stavi andando? Perché non ho saputo stringerti forte le dita su cui quando ero piccolo posizionavo bacetti lumacosi per riceverne in cambio i tuoi sorrisi grandi? Rivoglio quel tempo. Rivoglio il controllo. Rivoglio la possibilità di mentirmi, fingendo di poterti trattenere. O seguire.

Allora, corro, nonna.
Attraverso Torino con il tram e vengo lì al pensionato dove osservi lo stesso vuoto.
Ed entro in stanza e profumi ancora un po’ di te, sotto quell’odore di vecchio che mi fa paura.
E ti racconto di quel pane, nonna: prendevi una biovetta e la tagliavi in due e poi la bagnavi e poi ci aggiungevi dei fiocchi di burro e una spolverata di zucchero.
E piango come un pazzo, così forte che devo mettere la testa sulle tue ginocchia, per attutire i singhiozzi.
Ma il prossimo anno sono maggiorenne e prendo la patente e vengo, nonna, e andiamo in centro e poi a casa, a far merenda.
Nonna.
Allora, con un gesto lento, ti volti e apri il cassetto del tuo comodino e ne tiri fuori un panino vecchio e secco: “Anduma?”
Si nonna, andiamo.
Quando?
Il prossimo anno, nonna, il prossimo anno.






14 commenti:

Anonimo ha detto...

Le nonne... un cuore grande come il mondo riversato in piccoli gesti che non potremo mai scordare...
Io continuo a sentire la sua voce quando prima di chiudere la telefonata mi diceva sempre - Tieniti da conto -
Mi porto quelle parole strette, come stretto mi tengo il ricordo di lei, lei che ora vede tutto quello che faccio ma io gli racconto lo stesso ad alta voce la mia vita...
Un abbraccio grazie...

Anonimo ha detto...

Scusa, mi sono dimenticata di lasciare la "firma"... Luisa... Tesslu :0)

tEmPhE ha detto...

...Tesslu: ma come fanno, ad essere così meravigliosamente perfette?
nel passato, nel presente e nel futuro!?
Le nonne sono magiche.
e io ti restituisco l'abbraccio.

Anonimo ha detto...

Ciao, rovo a lasciare un saluto anche qui...se posso.
Un bacio cara, il resto è scritto dove sai.
Ciao Tina

tEmPhE ha detto...

ciau, Tinina...che bello vederti in questo spazio, al chiaro, alla luce!
un abbraccio che più forte non si può!

Max ha detto...

Ti assicuro che Torino mi ha colpito molto positivamente, ero partito con un po' di pregiudizio pensando che fosse una città grigia ed alquanto anonima, sede di fabbriche e con gente spenta del Nord, mai feci errore così grande!
Davvero Torino per me è stata una piacevole sorpresa, bella e piena d'atmosfera, ci tornerò di sicuro;-)

Anonimo ha detto...

Ora che ho scoperto (e potevo arrivarci prima) di poter lasciare saluti e non solo anche qui....tornerò + che volentieri...a me piace fare e dire, alla luce ;) Felice serata cara Norma, o jean, o tEmPHE, un abbraccio e un sorriso luminoso ;)
Ciao Tina

tEmPhE ha detto...

...Max: e non sai quanti pregiudizi avevo io, nei confronti di Napoli.
Sentivo l'odore di mio padre traditore fin dalle cartoline. Ne respiravo un misto di rispetto e terrore e chissà cos'altro.
...e invece...e invece...
se un giorno mi regalerai una fotografia ricambierò con una favola.

...Tina: e la luce ti dona un sacco!
baci enormi, amica mia!

Anonimo ha detto...

E tu?
Come stai?
Io ti sono vicino.
Buona giornata, Uma.
V.

Tayler Durden Jr ha detto...

non ho commentato questo racconto, perche' sai gia' cosa penso, e ogni volta le lacrime mi avvolgono gli occhi.
ho commentato,pero', il tuo commento al mio racconto. Che ingarbugliamento di commenti questi blog, dipanare la matassa tra posts, blogs e commenti diventa duro quanto smontare un tappeto persiano...o un gatto soriano.

Tutto questo per te, mio perdono.

Corrado/Tayler
o chi per essi

Maurone ha detto...

Mi hai fatto venire nostalgia della mia nonna centenaria.....

tEmPhE ha detto...

...V.: come sto? come sto?
sto così. un po' meglio, ora, un pò meglio.
poi passa e ci ridiamo, no?

...T.D.: ho letto il tuo commento al mio post e il tuo commento del mio commento al tuo post e il post con il mio commento...vada per il tappeto. o per il gatto!

...Maurone: cent'anni tondi tondi?

Anonimo ha detto...

Ciao bella, stò un po meglio...ma nn bene, domani si torna al lavoro, e tu? tutto ok? Qui splende un bel sole...spero che splenda anche su di te ;)
Ricambio il bacio, e aggiungo un abbraccio forte forte forte...
Buon tutto cara amica ;)
Ciao Tina

tEmPhE ha detto...

...tina: qui c'è il sole. splende anche su di me, oggi.
torni al lavoro anche se non sei pienamente guarita?!
vedi di riguardarti, invece.
un abbraccio forte anche a te!